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Rinaturalizzazione del paleoalveo area delle Canalette

Nella Riserva Naturale Le Bine

L'area oggetto dei lavori è localizzata in Comune di Acquanegra sul Chiese, Fg. 22 mappale 20; parte della superficie di mq. 20.000 circa di proprietà della Società Semplice Le Bine, con il Parco ha stipulato una convenzione.
In passato oggetto di bonifica, con l'apertura di canali paralleli di drenaggio, impianto di pioppeti e successivamente abbandonata, probabilmente a causa dell'eccessiva umidità del suolo, l'area si era naturalizzata con vegetazione infestante (Indaco bastardo, rovi) sviluppata vigorosamente sulle porzioni più rilevate.
Non si era riscontrata negli ultimi dieci anni una evoluzione verso habitat di maggior pregio.

Obbiettivi

Lo scopo dell'intervento è stato quello di ricostruire gli habitat naturali mediante riapertura di stagni laddove un tempo scorreva il fiume e di realizzare boschi igrofili, che costituiscono l'assetto naturale di queste aree.

Interventi

L'impianto del bosco è stato preceduto dalla sistemazione del terreno, operazione consistente:

a) nella totale eliminazione delle canalette, la cui presenza non avrebbe consentito di dar corso ad un intervento ottimale ed avrebbe inoltre reso impossibile l'effettuazione delle cure colturali; la sistemazione agraria infatti era finalizzata ad utilizzi produttivi che non rientrano nelle finalità del progetto, che mira al contrario a rinaturare un'area bonificata;

b) nella formazione di una piccola rampa di raccordo fra la strada alzaia e la campereccia che partendo dalla rampa, corre parallela all'adiacente pioppeto tale da permettere agevolmente sia la formazione del nuovo impianto e sia la sua successiva manutenzione periodica;

c) nella formazione di uno stagno, quale habitat idoneo per l'alimentazione dell'avifauna svernante e nidificante e per la riproduzione degli anfibi, tra cui l'endemica rana di Lataste; la realizzazione dello stagno ha avuto inoltre lo scopo di ricostruire l'antico percorso fluviale, eliminato dalle precedenti bonifiche;

d) nella formazione di un passaggio fra il terreno e l'isola che si andrà a formare;

e) nella pulizia, approfondimento e risagomatura del fosso con lo scopo di aumentare le superfici umide o periodicamente inondate;

f) nella preparazione del terreno con lavorazione meccanica ed apertura delle buche per la messa a dimora delle piantine.

Operando sulla altimetria dell'appezzamento sono stati creati due appezzamenti a quote diverse, quella a quota maggiore è stata destinata all'impianto di un bosco meso-igrofilo mentre l'altra a quota inferiore all'impianto di un bosco igrofilo.
Sono stati realizzati impianti vegetali modulari, rispondenti alle caratteristiche delle varie aree e alla costituzione di strutture vegetali aventi la massima variabilità di specie.

La tabella che segue sintetizza la localizzazione delle due tipologie forestali prescelte.

Foglio Particella Superficie particella m2 Tipo di intervento Specie impiegata
22 20 parte 9550 bosco planiziale
variante igrofila
Salix cinerae, Salix alba, Alnus glutinosa
22 20 parte 8450 bosco planiziale
variante meso-igrofila
Cornus sanguinea, Fraxinus oxyphilla, Acer campestre, Quercus robur, Ulmus minor, Populus alba, Populus nigra, Crataegus monogyna, Sambucus nigra

Imboschimento di bosco planiziale variante meso-igrofila

Le specie arboree impiegate sono costituite da latifoglie autoctone meso-igrofile. La superficie interessata dall'intervento è pari a circa 8450 m2; sono state messe a dimora circa 2000 piantine ad ettaro per le specie arboree e arbustive che andranno a costituire il soprassuolo. Considerata la superficie il numero totale di piante è pari a 1680.

La densità d'impianto adottata nell'imboschimento è elevata in relazione alla finalità naturalistica del progetto: la densità innesca una notevole competizione degli individui dopo pochi anni dall'impianto ed accelera in tal modo la crescita iniziale in altezza delle piantine, la copertura e l'ombreggiamento del suolo, fattori che favoriscono la rapida chiusura delle chiome. I vantaggi di questa evoluzione sono molteplici: minori costi di manutenzione dopo i primi anni dall'impianto, costituzione in tempi brevi di aree rifugio per la fauna, possibilità di ottenere, grazie ai diradamenti ed alla competizione, strutture più articolate e più prossime alla naturalità.

La composizione di questo tipo di imboschimento risulta sintetizzato nella seguente tabella:

Specie % Numero astoni Senza radici
Populus alba 20 205 talea radicata
Populus nigra 30 600 cont. spec.
Ulmus minor 10 170 cont. spec.
Quercus robur 10 170 cont. spec.
Acer campestre 10 170 MP2
Fraxinus oxyphilla 10 170 cont. spec.
Crataegus monogyna 3 50 cont. spec.
Sambucus nigra 3 50 cont. spec.
  100 1680  

La tecnica d'impianto

Il sesto d'impianto, regolare ed eseguito su file parallele con andamento sinusoidale, con sesto di 2,50 tra le file x 2 m lungo la fila, è stato realizzato con gruppi di Populus alba, Populus nigra e arbusti, disposti a scacchiera, e con mescolanza per piede d'albero, per le altre specie ad accrescimento più lento. Ciò consentirà di raggruppare le specie per omogeneità di crescita riducendo la competizione che si verrebbe a creare impiantando piante a rapido accrescimento accostate a piante a lento accrescimento. Per i pioppi si è fatto uso in parte di talee radicate, munite di bacchetta di bambù con cima tinta di rosso per la successiva identificazione, e di astoni di uno o due anni (Populus alba) piantati "a palo", con la tecnica del pioppeto, con impiego di trivella per porre la piantina a contatto con gli orizzonti più profondi, dotati di umidità.

Le altre specie sono state dotate di shelter del tipo Sylvitub, di altezza cm 60, con diametro cm 9,5, in materiale plastico biodegradabile, della durata presunta di 3-4 anni, sostenuto da due bacchette in bambù di altezza cm. 90.

Imboschimento di bosco planiziale variante igrofila

Nelle aree con condizioni pedologiche caratterizzate da elevata igrofilia e falda relativamente superficiale si mira a costituire un bosco in grado di vegetare in situazioni di spiccata umidità degli orizzonti superficiali alimentati da una buona disponibilità di acqua ad una profondità esplorabile dalle radici.
Le specie arboree da introdotte sono costituite da latifoglie autoctone igrofile. La superficie interessata dall'intervento è pari a circa 9550 m2, in cui sono state messe a dimora circa 2500 piantine ad ettaro per le specie arboree e arbustive che andranno a costituire il soprassuolo. Considerata la superficie il numero totale di piante è pari a 2380.

La composizione di questo tipo di imboschimento risulta essere sintetizzata nella seguente tabella:

Specie % Numero Tipo
Salix alba 30 720 talea radicata
Salix cinerea 30 720 talea radicata
Alnus glutinosa 31 730 cont. spec.
Cornus sanguinea 3 70 MP1
Frangula alnus 3 70 cont. spec.
Sambucus nigra 3 70 cont. spec.
  100 2380  

La tecnica d'impianto

Il sesto d'impianto, regolare ed eseguito su file parallele con andamento sinusoidale, con sesto di 2,50 tra le file x 1,60 m lungo la fila è stato realizzato con mescolanza a gruppi, al fine di riprodurre la situazione che si verrebbe a creare con la spontanea colonizzazione di salici ed ontani su aree umide perifluviali. Gli esempi che abbiamo potuto osservare nelle aree umide simili infatti sono costituiti da boscaglie pure di salicale con gruppi sporadici di ontaneto.

Per i salici si è fatto uso di talee radicate, munite di bacchetta di bambù con cima tinta di rosso per la successiva identificazione. Le altre specie sono state munite di shelter del tipo Sylvitub, di altezza cm 60, con diametro cm 9,5, in materiale plastico biodegradabile, della durata presunta di 3-4 anni, sostenuto da due bacchette in bambù di altezza cm. 90.

Impianto vegetazione erbacea riparia lungo le rive dello stagno

Sono stati messi a dimora cespi di carice (Carex elata e Carex riparia) lungo le rive dello stagno di nuova formazione. Il materiale è stato prelevato in aree umide vicine; i cespi divisi e piantati a distanza di 0,50 m in modo da formare (6) sei gruppi di lunghezza pari a m 20, distribuiti su tratti di sponda lungo il perimetro dello stagno.

Cure colturali

A partire dalla stagione successiva a quella dell'impianto, l'imboschimento è stato oggetto di cure colturali volte a controllare la crescita della vegetazione erbacea tramite lavorazione o trinciatura dell'erba negli interfilari e sfalci localizzati presso le giovani piante; tali interventi sono effettuati tre o quattro volte l'anno durante la stagione vegetativa (da maggio a settembre).

Quando il soprassuolo avrà raggiunto dimensioni tali da garantire la copertura pressoché completa del suolo, presumibilmente a partire dal quinto o sesto anno dall'impianto e comunque in relazione allo sviluppo delle piantine, gli interventi colturali saranno ridotti ma verrà comunque eseguita la trinciatura di alcuni filari principalmente per motivi di accessibilità. Eventuali irrigazioni di soccorso verranno eseguite nel periodo estivo nel primo e nel secondo anno dall'impianto solo se necessarie all'attecchimento o alla sopravvivenza delle piantine in particolare nelle aree più aride.

 
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